14 ottobre 2006

La guerra al Terrorismo

Io personalmente vivo in un epoca in cui di guerre ne ho viste poche, se non nessuna, e al massimo erano talmente lontane da poter essere anche dimenticate, il più delle volte vedevo strascichi di notizie dai telegiornali. Ricordo ancora la voce di persone che la guerra l’hanno vista in faccia, sulla loro pelle a partire dalla prima Guerra Mondiale, la seconda, Vietnam, guerra del golfo fino alle recenti guerre in Afghanistan e Iraq. Mi chiedo allora quali siano le caratteristiche di queste guerre, cosa le accomunano le une alle altre. Una cosa è certa ti arrivano bombe addosso, vi è un tremendo conflitto che porta all’auto annientamento, e sicuramente ne sei consapevole. La definirei una guerra reale, dove le parti in causa, si contendono spesso la supremazia territoriale o altri oggetti di contesa.

Però c’è una cosa che non capisco quando sento parlare di guerra al terrore, di guerra al Terrorismo, non riconosco le caratteristiche che contraddistinguono la guerra classica, non capisco quale sia il nemico. Di solito quando c’è una guerra te ne accorgi, e non di sfuggita, la dichiari, ad un entità ben conosciuta, o la subisci. Quando il tuo paese viene attaccato da un nemico i risvolti sono sotto gli occhi di tutti, il conflitto è alimentato da morti da una parte e dall’altra, le parti in causa sono chiarissime a tutti. Ti accorgi che sei in guerra, non hai bisogno che qualcuno te l’ho dica, che ti avvisi, e ti chieda appoggio. Sembra una cosa normale, però per questa è diversa. Me lo sono venuti a dire, mi hanno reso noto dell’esistenza di questa guerra, cosa per me inconcepibile, di solito avrei potuto riconoscerla tranquillamente, come è normale che sia, ma questa volta no.

Partiamo dal definire quale è l’oggetto o il soggetto in questione. Dicesi terrorismo “una forma di azione violenta, tale da mettere in pericolo la popolazione civile, e quindi indurre una condizione di “terrore” diffuso così da ottenere alcuni risultati di tipo politico”. Quindi azione volta a mantenere quello status di terrore, per scopi vari: politici e di controllo. Coloro che sostengono questo principio, i cosiddetti terroristi, agiscono su obiettivi civili (e non) al fine di far alimentare una situazione ben precisa, di conseguenza i morti dei vari attentati e i riferimenti agli attentati sventati, sono solo strumentali, nel senso che non costituiscono il fine ma il mezzo per cui questa azione di terrore possa essere perpetuata (da entrambi i lati del conflitto).

Il loro obiettivo è chiaro, il come anche, allora bisogna chiedersi che tipo di condizionamento hanno avuto nelle nostre vite le loro azioni, quali risultati effettivi hanno raggiunto? Su questo si scopre una realtà sconcertante. La guerra al terrorismo è iniziata a partire dal tragico evento dell’11 settembre del 2001, annunciata dal presidente degli U.S.A George W. Bush, una “guerra” contro un nemico invisibile. L’occidente, simbolo della democrazia e della libertà, diventa parte in causa di questo conflitto, contro l’altro blocco quello arabo, più precisamente contro quei paesi islamici che vengono identificati come culla dei terroristi. Ma sappiamo benissimo che questa guerra se c’è è contro un nemico interno, che ci vuole impaurire, terrorizzare, condizionare la nostra vita in modo totale. Sottolinierei l’effetto totalizzante di questo fenomeno, testimoniato dal fatto che da quando questa guerra ha avuto inizio, nessuno si sente sicuro nel proprio paese, con il timore che da un giorno all’altro possa morire in chissà quale attentato.

Chi ci protegge da questo pericolo invisibile? Naturalmente ci verrebbe da pensare ai nostri governanti che nella loro agenda hanno aggiunto, come impegno prioritario, la difesa dei propri concittadini. La domanda è: rinunceresti alla tua privacy ed a parte della tua libertà per permettere ai servizi di provvedere alla tua sicurezza ed a quella dei tuoi cari? Molti risponderebbero si, senza se e senza ma. Aerei, treni, metropolitane: nulla è più sicuro. I governi aumentano le misure di controllo e di intelligence ma non riescono a fermare le trame criminali, sempre più fantasiose, dei terroristi o, quando ci riescono, ciò è dovuto all'uso illegale di tortura e detenzione. Senza parlare dei metodi fallimentari con cui operano le nostre grandi intelligence, il controllo massivo delle comunicazioni (vedi Patriot Act , Usa), i controlli sugli aerei (ormai dovrai volare in mutande), carcerazione preventiva a tempo indeterminato (vedi ATCSA, in U.K.), e i recenti provvedimenti dovuti al “falso” attentato sventato dai servizi segreti inglesi il 19 agosto 2006. Oppure delle nuove idee che vorrebbero applicare, tipo “Controllo casuale dei passeggeri in partenza attraverso un test della verità”, o “L’aereo non dirottabile”. Si è arrivati quasi ad ammettere la tortura come mezzo per estorcere informazioni utili ai terroristi.

Angelo Panebianco si domanda, in un editoriale del corriere della sera, “Come si spiega che in Italia più che altrove sia venuta totalmente meno l'idea che la convivenza democratica possa poggiare solo su un compromesso, precario quanto si vuole, ma pur sempre un compromesso, fra stato di diritto e sicurezza nazionale?”. Il solito binomio stato di diritto e sicurezza, che sarà al centro del dibattito per molto tempo, segnerà sicuramente il futuro, come l’ho è stato per la guerra fredda, con l’affermazione dello “stato di tensione” tra le due super potenze, ora più di prima con l’instaurazione dello “stato di terrore”. Le due cose sono accomunate da un fattore molto importante, l’esistenza di un nemico, un capro espiatorio, per il primo caso ricordiamo benissimo era L’URSS (nemico2 reale), per il secondo si direbbe il terrorismo. Ma per questo caso il nemico è reale o inventato? Per rispondere a questa domanda, bisognerebbe capire a chi giova questo stato all’insegna del terrore, oltre che a questi fantomatici terroristi. La riposta sembrerebbe ovvia, noi abbiamo paura, i governanti ci offrono protezione e ci chiedono un voto in cambio di tale protezione.

Panebianco continua: “Deve essere ammessa l'esistenza di una «zona grigia», a cavallo tra legalità e illegalità, dove gli operatori della sicurezza possano agire per sventare le minacce più graviIl rischio è che una malintesa, fondamentalista, visione della legalità ci porti ad abbassare drammaticamente le difese… Una classe dirigente degna di questo nome non può fare finta di nulla”. Zona grigia, a cavallo tra legalità e illegalità? Malintesa, fondamentalista, visione della legalità? Ma di che parla, forse del fatto che per difenderci bisogna irrimediabilmente ricorrere a metodi che stanno fuori della legge, che spesso portano a colpevolizzare poveri innocenti (errore accidentale) che, nella loro condizione, si troverebbero senza nessuna garanzia legale? Il malinteso vero non sta in tale visione fondamentalista, che genera un ipotetico aumento del rischio, ma più che altro sta nella valutazione a monte, cioè capire che cosa sia veramente il terrorismo. Tutti lo vogliono combattere, ma nessuno seriamente si è chiesto che cosa sia, per questo vengono proposte soluzioni che si dimostrano inadeguate e fallimentari. Continuo a dire che stato di diritto e sicurezza nazionale non devono essere considerate come l’uno il reciproco dell’altra, ma possono coesistere entrambe senza nessuna difficoltà.

Il terrorismo genera paura, ne consegue il bisogno di essere protetti, dalla protezione deriva il consenso. Ecco che il cerchio si chiude e da ciò si evince che: nonostante lo stato di terrore è praticato da chi vuole raggiungere determinati obiettivi politici, economici , e che per questo vuole condizionare il nostro modo di agire e pensare, esso è l’elemento parte in causa del consenso politico. Tutti noi sappiamo che senza il consenso non si può fare nulla in politica, se esso non ci fosse un governo non durerebbe un solo secondo, e infatti come vi spiegate che dopo l’11 settembre 2001 l’amministrazione Bush abbia potuto scatenare due guerre e minacciarne una terza? Avrebbe potuto farlo altrimenti?

Se è vero che solo un nuovo evento catalizzatore, come Perl Harbor, avrebbe potuto dare il via libera a ciò che è tristemente avvenuto (invasione di Afghanistan e Iraq), allora è legittimo chiedersi: che cosa è successo la mattina di quel famoso 11 settembre del 2001? E’ realistico che un gruppo di terroristi arabi, guidato da un uomo che vive in una caverna, abbia potuto realizzare quello spettacolare attentato di cui tutti piangono le vittime? Se non fosse così, allora noi ci troveremo a combattere non più un nemico invisibile, ma uno ben definito e reale, che appunto pratica terrore, per raggiungere il consenso, e infine riuscire a perseguire i suoi perfidi scopi politici (Terrorismo di stato). “Supposizioni” alquanto legittime che, a maggior ragione quando l’esito di tale scempio è di 655 mila morti iracheni, ti fanno ricredere su chi sia in realtà il vero terrorista.

2 Comments:

Anonymous Enrica said...

Complimenti per il Blog!!finalmente qualcosa di serio..seguirò con attenzione i vostri nuovi sviluppi!! Buona fortuna..

domenica, 15 ottobre, 2006  
Blogger freesud said...

campagna:

FUORI I NOMI

dei parlamentaruncoli drug test positive...


WWW.RIBERAONLINE.BLOGSPOT.COM

lunedì, 16 ottobre, 2006  

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